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Alessandrina Tambasco


  Nacque a Montano Antilia nel 1794 e i suoi genitori furono Franco e Rosa Bentivenga Viola. Fu una delle più accese eroine dei moti cilentani del 1820 e si adoperò apertamente contro il tiranno borbonico.
Consorte diletta del cancelliere comunale Pietro Bianchi, che tanto si adoperò per il successo della rivoluzione.
Alessandrina, insieme al fratello Vito, partecipò al primo insorgere di tale rivoluzione ed una casetta a Piano Guglielmo, poco distante da Montano, allora come adesso proprietà della famiglia Bianchi, fu ricovero dei congiurati, con i quali operava anche Vito Giuseppe.
Da questo luogo, il 27 giugno fu indetto il raduno generale dei Filadelfi, che verso l'imbrunire, con il preciso scopo di iniziare la rivolta, si recarono a Capo Palinuro.
I Filadelfi portavano, quale segno di riconoscimento, una coccarda bianca, confezionata da Alessandrina in precedenza con l'aiuto della madre Rosa Bentivenga.
La polizia venuta a conoscenza del fatto, lo teneva costantemente sotto controllo, infatti, insieme al fratello, furono presi ed incarcerati come folli assassini. Uguale sorte toccò al marito Pietro, alle figlie Michelina e Nicolina ed alla suocera Rosa che espiò sei anni di carcere.
Invece il cugino Vito fu fucilato il 21 luglio del 1828. Una sorte tristissima toccò ad Alessandrina, che dopo lunghe, estenuanti peripezie fu condannata dai giudici della Corte militare a dieci anni di ferri e al carcere duro.
Intanto moriva a Salerno il marito Pietro il 9 settembre 1829 a soli 42 anni nell'ospedale delle carceri. La bellissima eroina, sopportò con vero coraggio la pena inflittale e non si allontanò mai dai suoi entusiasmi patriottici.
Rimase in carcere fino all'8 giugno del 1830, poi fu trasferita a Ponza, dove, espiata l'intera pena, tornò a Salerno il 14 giugno 1841.
Vito fu condannato a morte e giustiziato a Bosco il 21 Luglio 1828. Il suo teschio, staccato dal resto del corpo, fu inviato a Montano e collocato in una gabbia di ferro su una piramide della piazza. Il cadavere fu sepolto nella chiesa parrocchiale di Montano.
Alessandrina uscì dal carcere con una gamba anchisolata e per potersi muovere doveva usare una sedia con la stampella. Fu tra gli eroi superstiti e poté assistere all'alba radiosa del 1860, e quindi al crollo definitivo dei Borboni di Napoli. Morì il 7 dicembre del 1879 a Montano.
Nel 1928, a Piano Guglielmo, a ricordo perenne dell'inizio della rivolta cilentana, fu eretto in ceppo dove è scritto: Nell'ora vigilata dagli eroi la notte del 27 giugno 1828 Qui segnò il primo passo la rivolta per la libertà.



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